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Commissioni e fisco

Airbnb cambia le commissioni dal 13 ottobre: cosa succede davvero a un host privato in Italia

15 settembre 2026

Dal 13 ottobre 2026, nello Spazio Economico Europeo, Airbnb elimina la split fee per gli host privati e passa a un costo del servizio singolo del 15,5% a carico dell'host. Airbnb lo ha annunciato il 7 luglio 2026 con una comunicazione dal titolo “Costi del servizio semplificati su Airbnb”, in cui spiega che l'obiettivo è rendere più chiaro quanto paga chi prenota.

La comunicazione riguarda gli host privati. Chi opera con partita IVA è già su un altro modello, e per lui non vale nemmeno il ragionamento sulla cedolare secca che segue.

Sulla carta il cambiamento è a somma zero. In Italia, per un host privato, non lo è. Vediamo perché con i numeri.

Cosa cambia

Fino a oggi: la commissione era divisa. L'host pagava circa il 3%, l'ospite pagava a parte una commissione di servizio. Airbnb usa questo esempio: prezzo impostato a 100 euro, l'ospite ne vede 115, l'host ne guadagna 97.

Dal 13 ottobre: una sola commissione, 15,5% a carico dell'host. Sempre nell'esempio di Airbnb: prezzo impostato a 115 euro, l'ospite vede esattamente 115, e l'host guadagna di nuovo 97.

Presentata così, l'operazione lascia tutto com'era. E in effetti, se ci si ferma al prezzo, è vero.

La prima cosa che l'esempio non dice: l'IVA

Sulla commissione di Airbnb un host privato paga l'IVA. Non è un dettaglio marginale, perché si applica a una base che è diventata cinque volte più grande.

Il costo reale della commissione non è il 15,5%: è il 18,91% del prezzo esposto. E in cassa, a parità di spesa dell'ospite, entrano 3,09 euro in meno.

La seconda: l'imponibile

La cedolare secca sulle locazioni brevi si calcola sul corrispettivo lordo della locazione e non consente di dedurre i costi, commissione della piattaforma compresa.

Nel vecchio modello il canone era il prezzo esposto: 100. La commissione dell'ospite era un compenso che l'ospite pagava ad Airbnb per il servizio di Airbnb, non un canone di locazione.

Nel nuovo modello il prezzo esposto diventa 115, perché ci è stata incorporata la commissione che prima pagava l'ospite. L'imponibile cresce di 15 senza che sia entrato un euro in più.

I numeri, affiancati

A parità assoluta di spesa dell'ospite — 115 euro in entrambi gli scenari:

Prima Dal 13 ottobre
L'ospite paga 115,00 115,00
Prezzo esposto 100,00 115,00
Commissione Airbnb 3,00 17,83
IVA sulla commissione 0,66 3,92
Entra in cassa 96,34 93,25
Imponibile 100,00 115,00
Cedolare secca 21% 21,00 24,15
Netto 75,34 69,10

Differenza: 6,24 euro ogni 115 euro di spesa dell'ospite. Il 5,4% dei ricavi. Stesso appartamento, stesso ospite, stessa notte, stesso prezzo pagato.

Metà della perdita viene dall'IVA su una commissione più grande, metà da un'imposta calcolata su una somma che non è mai stata incassata.

Chi destina alla locazione breve un secondo immobile applica il 26% invece del 21%: la differenza sale a quasi 7 euro ogni 115.

Cosa può fare un proprietario

Poco, se resta host privato. La scelta di Airbnb non è negoziabile, e il meccanismo fiscale nemmeno: la cedolare secca è semplice proprio perché non guarda i costi. Finché il corrispettivo lordo cresce, cresce l'imposta.

Perché con un property manager il conto è diverso

La differenza non è di servizio, è di struttura contrattuale.

Lavoriamo con mandato con rappresentanza e agiamo da sostituto d'imposta. Commissioni delle piattaforme, pulizie e la nostra quota vengono fatturate all'ospite in modo analitico: non sono spese che il proprietario sostiene dopo aver incassato, sono voci distinte all'interno di quello che l'ospite paga. Quello che arriva al proprietario è il canone di locazione, e l'imposta si calcola su quello.

Non si tratta di dedurre un costo: si tratta di una composizione diversa del pagamento.

La distinzione conta, perché non vale per tutti i modelli di gestione. Un co-host che si limita a gestire l'annuncio lasciando gli incassi al proprietario, e che poi gli fattura la propria parcella, lascia il proprietario esattamente nella posizione dell'host privato: tassato sul lordo, con il compenso del gestore che non riduce l'imponibile. Prima di affidare un appartamento vale la pena chiedere quale dei due modelli viene applicato: è una domanda che cambia il risultato più della percentuale.

Su mille euro di prenotazioni, l'imponibile del proprietario scende di circa il 50%.

Va detto anche cosa questo non significa. Non significa che a parità di ricavi il proprietario porti a casa di più: il servizio ha un costo. Significa che la nostra quota non entra nel tuo imponibile, e il minor carico fiscale ne compensa quasi la metà. Una quota che sulla carta è una percentuale sul netto, dopo l'effetto fiscale pesa poco più del 10% del ricavato.

Il calcolo, poi, tiene i ricavi fermi: non include prezzi dinamici, occupazione e presenza sui canali, che sono il motivo principale per cui ci si affida a qualcuno.

Il punto del 13 ottobre è che la forbice si allarga. L'host privato si ritrova un imponibile gonfiato da una commissione che non ha mai incassato, e un'IVA che prima non pagava su quella parte. Chi si appoggia a un property manager che agisce da sostituto d'imposta continua a essere tassato solo sul canone.

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